viaggi della mente e non solo


giovedì, aprile 29, 2004
 

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Dunque (introduttivo)
Da alcuni giorni mi sembra di essere agli arresti domiciliari.
Con tono professionale L. ha imposto regole ferree: "Riposo assoluto, vitto sostanzioso e svago).
Alla mia domanda su cosa intendesse per "svago", ha risposto perentorio:" Niente lettura, niente scrittura, niente pittura, niente computer e niente pensieri"
Robe da chiodi...in tanti anni della mia vita, mai saputo che "Svago" fosse sinonimo di " Mummia".
Pur sentendomi ribollire il sangue, gli ho rivolto un sorriso angelico. Mossa sbagliata...conoscendomi da tre anni, si è insospettito. Infatti ha deciso di farsi sostituire all'ospedale per ics tempo.
Meno male che ogni tanto deve uscire per la spesa e io, in queste sue brevi assenze, mi sono organizzata. Intanto sono qui collegata e sotto il cuscino ho di tutto: Notes e biro, libro " Arcobaleno" di Banana Yoshimoto (scritto in inglese, ma non importa lo so quasi a memoria), cotone uncinetto e il pacchetto di sigarette.
Insomma, mordo il freno, ma abbozzo. In fondo sono servita come una regina, anche se mi scoccia essere asservita.
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martedì, aprile 27, 2004
 
Sono certa che scegliamo i nostri destini, ma non posso fare a meno di pensare che, quando si è scelta una strada, ci sono ben poche possibilità di riuscire a cambiarla.
O forse sì. Il mio cercarti è la ricerca di quello che non può essere trovato.
Uno sforzo immenso, ma solo l'impossibile vale uno sforzo.

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Le orme chiare della tua assenza
sono su questo disco e nella testa
indelebili.
Occhi chiusi. Ti respingo nel profondo
ma un pensiero ti riporta in superficie.
Uno sfibrarsi quotidiano della mente.

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Io non so se quello che provo è un'esigenza o un eco di ciò che è stato.
Non so neppure più qual è il reale o l'immaginario.
Forse la linea di demarcazione è sottile come la seta, o forse i due mondi non sono poi così paralleli, ad un certo punto convergono, diventano uno.
Atomo e sogno...congiunti.

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Sia come sia ci divide la vita, lui e il mare.
Anche se continuo ad inseguirti coi piedi sporchi di terra.






















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venerdì, aprile 23, 2004
 
Non ho paura!
Getto al vento i miei timori
li guardo disperdersi,
trasformarsi in stelle iridescenti.
La vita gioca con me
come il vento con le foglie.

Gioco anch'io

So che nella vita
la parola di Passo
può aprire la porta
ad un nuovo orizzonte,
come una parola di troppo
ci trascina nell'abisso

Non ho mai detto Passo...

La mia risata
si disperde allegra
con la brezza
tra i rami.




















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mercoledì, aprile 21, 2004
 
Oggi sono felice. Non c'è un motivo per esserlo, ma lo sono. Bugia, verità? che t'importa...la vita è qui ed è pure l'altrove. Stessa intensità, stesse sensazioni. Stamattina posteggiando il motorino ho incontrato un saddhu, un vecchio santone che girava seminudo. Alzando una mano mi ha detto in indi: "Tu hai un piede qui e uno oltre". Gli ho sorriso, senza specificare che si sbagliava. I miei piedi sono entrambi qui, solo la testa è altrove. E l'altrove è gioia, colori, pace e amore amore amore.
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lunedì, aprile 19, 2004
 
Lunedì 19/04/2004
Avrei voluto dedicarti una poesia
Sono andata sul web alla ricerca di poeti.
Ho letto frasi bellissime, ma nessuna adatta ad esprimere il bene che ti voglio.
Quindi, semplicemente ti scrivo auguri.
Buon compleanno da buio.




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domenica, aprile 18, 2004
 
Stasera
...un cielo nero e tante, troppe stelle.
Da parecchio non scrivo ed ora davanti alla tastiera, i pensieri stentano a diventare frasi.
Premo i tasti a casaccio, distratta ascolto la sera che vive. Il vento bisbiglia in una lingua sconosciuta per non farmi capire, ma si sbaglia, ormai il suo dire tossico mi è familiare. Un cane dialoga con un altro più lontano, un gatto rauco grida la sua passione e il mare geme un orgasmo con se stesso.
Poche ore fa ero in spiaggia a guardare una bambina che col dito tratteggiava sulla sabbia. Ho chiesto: "Cosa scrivi?"seria mia ha risposto: "Dream". Mi sono spesso chiesta cosa scrivono i bambini sulla sabbia, ora lo so, scrivono i sogni.
Mi manchi...
Mi mancano le parole.Ecco cosa ci ha unito: le parole. Le mie, lemmi disarticolati, incerti, acerbi. Le tue, esperte, pacate, adulte. Le abbiamo mescolate, scambiate come monete. Fuori corso adesso? non so... Niente da aggiungere. Tutto ancora da dirci.
Attraverso due rami che sbarrano la strada alla luna, osservo l'orizzonte, la linea che unisce il cielo con il mare, il bene e il male, il ieri e il domani, lasciando solo l'adesso.
L'adesso di un cielo nero e tante, troppe stelle.







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venerdì, aprile 02, 2004
 
Shakespeare sonetto 27

Consunto di fatica, corro presto a letto
caro ristoro al corpo distrutto dal cammino;
ma allor nella mia testa s'apre un'altra via
a stancar la mente or che il mio corpo ha tregua.
Svelti i miei pensieri da lontano ove dimoro
volgono in fervido pellegrinaggio a te
e tengono spalancate le mie palpebre pesanti
scrutanti quelle tenebre che il cieco sol conosce:
ma ecco che la vista immaginaria del mio cuore
presenta la tua ombra al mio sguardo senza luce,
che, simile a diamante sospeso nel buio più nero,
fa cupa notte bella e il suo vecchio volto nuovo.
Così di giorno il corpo, di notte la mia mente
per colpa tua e mia non trovano mai pace.
















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giovedì, aprile 01, 2004
 
Stanotte. Ore una circa. Mi ha svegliata l'abbaiare di cani o la musica?
Un suono di sitar ed una voce. Roca, lamentosa come una strozzatura di lacrima.
Mi alzo. Dalla finestra scorgo un'ombra. E' Hakim il folle. Quello dagli occhi candidi, quello che mi vuol bene da tanto tempo.
çççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç
Una serenata. La mente piano piano vola lontano. Adolescenza. La mamma scalza che ride di quella serenata per me. Alto, capelli sparati di gel, una chitarra, voce stonata.
Il nome...come si chiamava? Non ricordo, strano, ricordo solo i piedi scalzi di mia madre.
ççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç
Con le dita sciolgo una trecccia, infilo la camicia del giorno prima e vado in cucina a farmi un caffè.
E' notte, che m'importa, io quando decido dormo, caffè o non caffè. Uno sguardo alla tastiera, digito un nome a computer spento. Assurdo. Folle anch'io come Hakim. Sospiro.
çççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç
Ora silenzio, si è spento il canto.
tace anche il mare.
Mente vuota, mani vuote.
Laggiù a 6.260 km, l'Italia
ancora vestita da sera.
çççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççòçç
Un passo. Lui si appoggia allo stipite. Ha udito la serenata. Nel bel viso un'ombra.
Da mesi ha quell'ombra, si chiama col mio nome quell'ombra.
Amico mio, dolce sposo mio. Perchè non si può essere amici?
Uomo e donna o amanti o ombre.
ççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç
"Vuoi il caffè... ti faccio un panino? vuoi..." Parlo in fretta, come volessi cancellare la frase precedente per dirne una nuova. Tace, resta l'ombra.
Dodici colpi, li ho contati sono dodici colpi di dolore e pochi secondi di peso.
Slaccio la camicia. Stempero l'ombra.
ççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç
Dorme sul fianco. Il viso disteso come un bambino.
Resto ancora sveglia nel buio. Anarchica la mente ritorna al lontano.
Una proroga, ecco una proroga, poi tutto quello che vorrai/ che vorrò.


























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martedì, marzo 30, 2004
 
Mugugni, bargigli e abbagli
Sono finalmente arrivata a casa, per casa intendo la mia, di questa città. Quale città, penserete voi. Rispondo: una città qualsiasi di una qualsiasi parte del mondo.
E qui iniziano i mugugni...
Fa caldo in questa città, e pur essendo ancora in primavera qui già potrebbe andar bene il proverbio:"Luglio e agosto marito mio non ti conosco". Infatti, miei cari amici di carne e sangue, ho la stessa voglia di fare l'amore di una nonnina di 95 anni.
Grave, gravissima la cosa, visto che di anni ne ho a malapena ventuno. Ummmm, e proprio ora che per noi donne è finita l'era della pillola. Sì, proprio lei, quella che se la dimenticavi eri panata. Finito. Stop. Avanguardia, ora ci hanno inventato il cerotto e vaiiiiii, tranquille per tutta la settimana. Lo possiamo appiccicare dove ci pare, doppio uso, ci tagliamo col coltello pelando le patate? nessun problema, togliamo il cerotto dalla pancia e lo mettiamo nel dito. Vuoi mettere la comodità?
Allora cara io, cosa sono questi mugugni? Sono, sono...prima di tutto il caldo e poi la mancanza della materia prima, ma no...i cerotti ci sono, è il resto che manca.
Vabbè, passiamo ai bargigli, sì sì, proprio quelli che hanno i galli sotto il becco, ma in questo caso si tratta di galline. Tasto scottante. Un mese fa, prima di bighellonare in giro, avevo tre galline rosse, belle chioccianti, un uovo alla settimana, temibilissime cacciatrici di serpenti, che qui, in questa città di una qualsiasi parte del mondo, abbondano assai ( i serpenti intendo). Bene...anzi male, al mio ritorno invece di tre, di galline ne ho trovata solo una, quella peggio in arnese, quella che non mi faceva un uovo manco a pagarla, quella che se vede una serpe scappa in casa.
Ri-vabbè...
Passiamo agli abbagli, sviste, errori, offuscamenti etc...
Dunque, appena tornata a casa, avendo deciso di ridarmi una parvenza di femminilità, visto che la mia pelle sotto il caldo sole di Siria aveva assunto una granulosità tipo iguana, ho acquistato un vasetto di crema naturale.
Sennonchè, e qui ecco l'abbaglio, invece dell'olio di jojoba che prometteva miracoli, per una svista ho preso un olio che serve per gli artrosici ( qui, in questa città di una qualsiasi parte del mondo, le indicazioni d'uso sono incomprensibili). Risultato? enfiagione o enfiamento, insomma, il viso gonfio e bruciante come un pallone ardente.
E ri-ri-vabbè.










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martedì, marzo 23, 2004
 

Un fiore con tanti petali

Io, che avvampavo di rosa le nuvole del fantastico

e vivo incerti giorni fitti d'incognite,

non so più distinguere la realtà dell'alba dai sogni della notte.

Io, che percepivo la tua ombra come viva

l'odore, la luce e il calco chiaro dei tuoi occhi,

oggi ti dico addio e grazie di avermi offerto uno sguardo al cielo

anche se questo breve guardare io l'ho chiamato amore.

Eppure, nella sabbia che danza come il tempo,

leggo una parola che ho cercato invano di scrollarmi di dosso:

_DOVERE_

Ed ora, nel mio futuro che affonda in affanno che taglia il respiro,

cerco la pace rivolgendomi al Dio di me bambina

" Dammi, ti prego, il mio pane quotidiano

anche se oggi è così duro e nero da spaccarmi i denti".

Adesso, a margine di pagina, scrivo i rumori bianchi

del mio pensiero incerto ed affrettato. Un fiore, ecco,

io che non ho saputo darti niente, ti offro un fiore inventato

con tanti petali diversi e colorati.

Posalo in metafora dalla tua parte vuota, sul cuscino,

E sarà allegria, caos e danza nel tuo letto solitario,

così simile al mio.

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lunedì, marzo 22, 2004
 

Il fumo dei bivacchi sale verso l'alto, portando odori di sabbia e di sterco dei cammelli.

Ali è apparentemente concentrato sullo strano oggetto ( forse un flauto?) che sta costruendo, poi

dopo avermi scrutata con l'aria di considerarmi un inquietante animale, mi dice serio nel suo italiano stentato

- " Tu non sarai mai una buona moglie. Le mogli devono essere belle ma obbedienti. Noi uomini non desideriamo le donne che ragionano da uomo"-

Non ribatto e contemplo i miei pensieri, come fossero sassolini neri nella mano.

Alzo gli occhi e la luna del terzo mese mi sorride sorniona. Già, obbedienti...e soprattutto lavoratrici , visto che loro non fanno un tubo dall'alba al tramonto.

Ma sono cose che non mi riguardano. Il mondo è com'è, e io ho imparato a muovermi all'interno delle sue regole.

Un battito lieve di tamburo mi rilassa e riascolto il sibilo del forte vento che soffiando attraverso gli spiragli mi narra di un amore diventato troppo freddo.

 

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domenica, marzo 21, 2004
 

AFORISMA

Soltanto chi ama può riconoscere l'amore.
Chi è incapace di dare tutto se stesso con vero,

sincero amore,

non sarà in grado di riconoscere l'amore in nessun luogo,

in nessuna persona ed in nessuna cosa;

e più l'amore è perfetto,

cioè privo di egoismo,

meno lo riconoscerà.

(mere).


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venerdì, marzo 05, 2004
 

IL TEMPO VOLA...

Fine anni ottanta, aule di scuola, catechismo e novene, raccolta fgurine della Barbie, risate e abbracci,

odore di cipria e dopobarba dei genitori.

Fine anni novanta, la strada del mare, Eric Clapton, forza juve, occhiate assassine dei maschi, contestazioni e cortei

i concerti al Pala Stampa, nottate a discutere di politica, i centri sociali, volontariato al Cottolengo,

ancora aule scolastiche: "Io dirigerò un grande albergo e tu?", il motorino e la rabbia.

Primi anni duemila, il primo amore virtuale, primo bacio pensando all'amore virtuale, gli esami non finiscono mai, la maturità, la Micra amaranto, l'orrore e la speranza, i salvati e i persi, la città nuova, l'orgoglio e l'insicurezza ardita, esperienza, esperienza, esperienza,

cosa ci sarà dietro l'angolo?.

Ci sono istanti in cui tutta l'esistenza ci scorre sotto gli occhi.

Tutta la vita in un giorno

Tutta la vita in un giorno...

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giovedì, marzo 04, 2004
 

Nessun uomo vale quanto le tue lacrime. E se davvero vale, non ti farebbe mai piangere.

Non so di chi sia, ma grazie a te che me l'hai spedita.

Tvb.buio.

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mercoledì, marzo 03, 2004
 
l’elfo:
se mi riconciliassi in quella insenatura imperfetta
a due passi dall’anima che rumoreggia scorrevole
sarei come un corpo del cielo dal respiro incauto
che lascia solchi umettati al margine di una cometa
e questo gesto di fuga e di ristoro che soffia
sarebbe l’epigono di un’attinenza turchese
nel quieto rimbalzare delle cose sugli occhi

l’ondina:
Vorrei saper dipingere l’azzurro
che intravedo e fermare
con il colore quel guizzo di smeraldo.
Ma la tua essenza non è fatta per la tela,
né la tua anima di astro inquieto è fatta
per essere inchiodata a una parete.

l’elfo:
intorno a me l’acrobazia dei sensi
tinteggiati di rosso
porta un’ immagine imprecisa
di silenzio indulgente
e in equilibrio si abbevera
nel tuo occhio adagiato
quel furfante cortese
che fischietta alla luna
e gira su se stesso
quasi inclinato e soffice
su un ripiano poroso
di muschio appiccicato

l’ondina:
Non è indulgente il tacere.
Parla il silenzio.
Con consumate parole
reca attesa e speranza.

Eppure vorrei che fossimo
alberi gemelli
con in comune un ramo.
Eppure vorrei che fossimo
aquile gemelle,
con in comune un’ala.
Eppure vorrei che fossimo
occhi gemelli
con in comune una lacrima.

l’elfo:
ed è un indugiare friabile nei pressi del giaciglio
di lineamenti inclinati che ogni notte si mostrano
trasparenti e nebbiosi come quel cielo schiumoso
sul profilo del mare dopo una pioggia improvvisa
ospitata dal sole che arroventa le estremità dell’aria
e si placa nella canicola ondulata del crepuscolo

l’ondina:
Si placa
la mimica del sole
e il mare calmo,
come la luna chiara,
riporta
ombre e labbra squarciate.
















































































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